È uscito ieri nelle sale italiane "Tron Legacy", il sequel del film "Tron" del 1982. Nel primo film Kevin Flynn (Jeff Bridges), programmatore della Encom, per trovare le prove che gli permettessero di far valere i suoi diritti di creativo, viene catapultato in un mondo virtuale in cui vige la dittatura dell'MCP, ovvero il Master Control Program, che controlla tutti gli accessi della società Encom e acquisisce informazioni da altre compagnie senza alcun controllo del suo creatore e dirigente della società, Dillinger. Una volta all'interno di questo mondo Kevin diventa Clu, il suo alter-ego virtuale e scopre che i programmi ribelli al sistema vengono fatti competere in una serie di giochi che ne determinano l'eventuale cancellazione. Con l'aiuto di Alan e del suo alter-ego Tron riuscirà a raggiungere l'MCP e a neutralizzarlo liberando così tutti i programmi. Una volta ritornato alla realtà, Flynn assumerà il controllo della compagnia. Il sequel vede come protagonista il solito Jeff Bridges, in versione zen, che si ritrova intrappolato nuovamente nella rete avendo deciso di costruire un nuovo mondo per avvicinare sempre più la realtà e il virtuale, con l'aiuto di Clu, il suo alter-ego, e Tron. Proprio a causa della ricerca dell'assoluta perfezione, Clu imprigiona Flynn e manipolando Tron riesce ad arrivare al potere assoluto eliminando i programmi ribelli e le altre forme di vita presenti in questo mondo, gli ISO, meditando poi di invadere la realtà con il suo "esercito". Sam, il figlio di Flynn, entrerà nella rete dopo vent'anni dalla scomparsa del padre a causa di un messaggio inviatogli attraverso la vecchia sala giochi in cui Flynn abitava prima di acquisire la Encom. Dovrà partecipare ai vari giochi nell'arena, come quello storico del moto labirinto, utilizzando il disco che tutti i programmi hanno sulla schiena e che anche in questo film risulta essere il motivo chiave. Si tratta di un sequel molto azzeccato, il 3D rende perfettamente tutta la spettacolarità dei movimenti in una realtà virtuale che strizza l'occhio a Matrix. Il film è pervaso dalla musica dei Daft Punk che dà allo spettatore una spinta in più per immergersi completamente nel film e nella rete. Perfetta anche la versione digitalmente ringiovanita di Jeff Briges che mantiene una più che buona espressività. In definitiva, anche se la trama non è una delle più innovative e a volte il ritmo cala, il film non risulta mai noioso e l'occhio è continuamente stimolato dalla suggestività delle scene.
Autore: Pam
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zomuzco
Che casino, ma a me pare un gran bel film, lo guarderò senzaltro!
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