Secondo noi un limite della letteratura occidentale è l'uso del punto esclamativo! Riteniamo che l'esclamazione debba essere onnipresente nella narrativa, nella poesia e nei messaggi promozionali (politici e commerciali), perché essa abbonda nell'oralità; inspiegabilmente, invece, nello scritto, quasi non è rappresentata.
Se analizziamo, infatti, le pagine di narrativa, del giornalismo e della pubblicitaria (comprese quelle su internet e in televisione), mentre il punto interrogativo non manca l'esclamazione è assente, nonostante l'uso della retorica o la manifestazione delle passioni.
La grammatica, inoltre, non offre una sonorità più delicata di quella espressa dal punto esclamativo; per questa ragione chi scrive o adotta il punto fermo (che è una pausa), o l'esclamazione.
Nelle seguenti citazioni l'esclamazione sarebbe giustificata ma è assente:
Quotidiani a tiratura nazionale
"Sexy supplente? No, vittima dei bulli"; "Stagione incredibile, la mia Roma ha dato il massimo. Io resto e so già bene dove dobbiamo migliorare"; "Balotelli felice", "È colpa tua" (contro l'allenatore Lippi).
Da volantini politici (avversi a Garibaldi)
"Ma quale eroe", "Via le sue statue dalle nostre piazze".
Da una confezione di cracker
"Prova le NOVITÀ" (Ritz Saiwa).
Da testo teatrale:
"Mi ucciderò piuttosto che sposarlo".
Non conosciamo le possibilità offerte dalle altre grammatiche. Nei prossimi richiami non soltanto manca il segno del punto esclamativo ma potrebbe essere adeguata una sonorità più leggera di quella espressa da detto segno; così:
Da quotidiani con tiratura nazionale
"Campionato meraviglioso grazie a tutti| Il vostro impegno è il nostro scudetto|".
Dalla pubblicità commerciale (da confezione di riso, di mais tostato, di cioccolato)
"Tutta la semplice bontà del riso|", "il Risveglio della Semplicità|", "Lasciati conquistare dai nuovi Kellog's Crunchy nut corn flakes|" (in questo caso l'aggressività del messaggio sarebbe contenuta da una tenue esclamazione), "Che piacere ripartire|" (Pocket Coffee). Anche se per noi sarebbe preferibile: Che piacere|, ripartire|; oppure, punto esclamativo e tenue esclamazione: Che piacere!, ripartire|.
Da testo teatrale
"Padre mio|, desideriamo parlarvi di matrimonio|", "Una creatura incantevole|", "Vi chiedo scusa|, padre mio|".
Una tenue esclamazione o sonorità più delicata, è stata da noi concepita e adoperata in alcune pubblicazioni, e associata con il segno in figura.
Riguardo la conversazione, alternare i due segni soccorrerebbe l'autore nel far intendere il tipo di rapporto esistente tra interlocutori. Tanto per dare un'idea, il punto esclamativo indicherebbe indipendenza psicologica, distacco, emancipazione; la tenue esclamazione la pacatezza, il rispetto (nei confronti di persona sconosciuta), la tenerezza (madre-figlioletto, bimbo-animaletto), la soggezione (figlio-genitore, dipendente-datore di lavoro), l'ironia. L'avvicendamento delle diverse sonorità dell'esclamazione proverebbe, nell'ambito di un rapporto, l'evoluzione delle relazioni, il mutamento dei sentimenti. È il caso della figlia che inizialmente si confronti con eccessiva deferenza (tenue esclamazione):
"Vi chiedo scusa|, padre mio| Egli è una creatura incantevole|";
Il simbolo, costruito da Marco Lambri (webmaster di aksaicultura) è disponibile in questo speciale font che ArcadiA Club mette a disposizione:
Tenue-PalatinoLinotype-Roman.ttf
Il segno si ottiene così: installare il font nel computer; poi, in alto a sinistra, sotto il tasto "Esc", premere Maiuscolo e il tasto (uscirà il pipe "|"); quindi evidenziare il segno, andare su caratteri e scegliere "Tenue Palatino Linotype.
Autore: Operatore
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| Commenti |
MaL
In effetti a volte capita di non sapere cosa scegliere tra l'esclamazione e il nulla ma altri... |
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