Strumenti di tortura 7
Nell'illustrazione: forcella dell'eretico
Crocifisso simulato.
Crocifisso con pugnale: crocifisso "simulato" che serviva per l'eliminazione dell'eretico.
Forcella dell'eretico.
Questo strumento si componeva di due forche, una posta sul torace e l'altra sotto il mento. Un collare veniva legato intorno al collo del prigioniero e gli si legavano le mani dietro la schiena. Il condannato risultava così impossibilitato anche al minimo movimento per non pregiudicare i punti vitali ma infine doveva cedere per stanchezza.
Schiaccia pollici.
Strumento utilizzato per spappolare i pollici dell'accusato. I pollici venivano serrati tra due sbarre metalliche dotate di aculei e strette per mezzo di viti.
La sedia inquisitoria.
Detta "ungherese", rappresenta uno degli innumerevoli strumenti inquisitori utilizzati nei secoli XVI e XVII per ottenere la confessione di donne accusate di stregoneria. Si trattava di una sedia di ferro, irta di punte acuminate sulle quali veniva fatto sedere l'imputato che, è inutile ricordarlo, era completamente nudo e legato in modo da non potersi alzare. Si procedeva poi accendendo il fuoco sotto la sedia che, in breve, cominciava a scottare spingendo l'imputato a dimenarsi. I contorcimenti del poveretto sopra le punte di ferro gli laceravano la pelle e il fuoco sotto la sedia gli ustionava le ferite, soprattutto nelle parti più delicate, quelle "intime", realizzando così, almeno in parte, gli intendimenti dei suoi giudici tormentatori che, oltre a interrogarlo, intendevano anche ammendarlo dei peccati di lussuria consumati col demonio. Strumento essenziale nell'operare dell'inquisitore, la sedia era in uso nel centro Europa specialmente a Norimberga dove venne usata fino al 1846 durante regolare istruttorie giudiziarie.
La tortura dell'acqua.
L'accusato veniva disteso supino su un'asse orizzontale e gli si versava nello stomaco, per mezzo di un imbuto il cui becco era cacciato fino in gola, da 5 a 15 litri d'acqua. Già questo era un tormento sufficiente a generare il panico nell'accusato, perché il terrore di soffocare causato dall'imbuto e dall'impossibilità di respirare mente l'acqua gli veniva versata in gola era terribile.
Quando lo stomaco era teso come un otre si inclinava l'asse in modo che l'interrogato venisse a trovarsi con la testa in basso: la pressione dell'acqua contro il diaframma e il cuore provocava dolori lancinanti che, se non erano sufficienti a farlo confessare, venivano aggravati da brutali percosse sul ventre. La tortura dell'acqua fu tanto in voga e per così lungo tempo che, sotto il regno di Luigi XIV, era ancora in auge: così infatti venne interrogata e con successo la marchesa di Brinvilliers che confessò di aver avvelenato tre quarti della sua famiglia, anche se inizialmente si era dimostrata tanto brillante e spiritosa da esclamare, alla vista dei secchi d'acqua che dovevano servire alla tortura, "Di certo serve per farmi il bagno! Non posso pensare che la beva tutta".
L'ingegno dei torturatori, che non conosceva limite, aveva elaborato un diversivo rispetto al supplizio dell'acqua, consistente nello spingere nella gola del malcapitato un velo bagnato accompagnato da sorsi d'acqua finchè non arriva allo stomaco. A questo punto il velo veniva strappato con un unico colpo.
Purtroppo la tortura del velo non riscosse grande successo: si dimostrò poco appropriata perché, nella maggioranza dei casi, l'interrogato, dopo lo strappo, spirava con le proprie viscere tra i denti.
Mordacchia con punta o briglia dei muti o delle comari.
Secondo la tradizione la mordacchia era adoperata per punire le donne litigiose e calunniatrici. Più probabile, invece, la tesi che la briglia fosse utilizzata per le donne accusate di stregoneria.
Autore: SirAntony