Ogni epoca storica ha avuto il proprio ideale di bellezza femminile in sintonia con la concezione ed il ruolo assegnato alla donna nella società. Ci sono state epoche in cui, a differenza di oggi, le forme abbondanti in una donna erano considerate sinonimo di bellezza, femminilità e sensualità (si pensi alle cosiddette "maggiorate" degli anni '50) quando non addirittura associate a fertilità, generatività e abbondanza. Epoche, queste, in cui il ruolo della donna era prevalentemente quello di moglie e madre ricoprendo quel ruolo di leader espressivo che ne faceva il custode degli affetti e delle cure domestiche.
Dagli anni '60 e '70 in poi il femminismo e la parità che le donne hanno raggiunto in molti campi hanno finalmente permesso loro un'emancipazione e una piena riabilitazione sul piano sociale e lavorativo che ha consentito di raggiungere traguardi importanti e imprescindibili sul piano dei diritti umani e delle opportunità di vita e di realizzazione affettiva e professionale.
L'eredità di queste rivoluzioni nell'epoca attuale è tuttavia quella di un'ideale di donna dai contorni piuttosto confusi a cui sembra si chieda contemporaneamente di saper gestire casa, lavoro, affetti e carriera: più che una donna "libera" una "super-donna" troppo spesso vittima di un nuovo mito di efficienza, spregiudicatezza e malizia che poco sembra aver a che fare con gli ideali che ispiravano la rivoluzione sessuale e i cortei femministi degli anni '70.
A questa donna non si richiedono più forme rotonde e generose ma una silhouette longilinea, adolescenziale, eterea che dipinga un'icona quasi malata ed emaciata del femminile. Primo fra tutti il campo della moda: le forme, gli spessori, le sinuosità del corpo sembrano sparire, ridursi al minimo, quel che si deve vedere sfilare in passerella è più il vestito che non la donna che c'è sotto. Tanto che viene da chiedersi se per certi stilisti l'abito sia ancora un mezzo per valorizzare il corpo femminile o se, al contrario, non sia piuttosto il corpo stesso ad essere strumentalizzato come un manichino per portare a spasso abiti dalle misure e dai tagli improbabili.
Queste icone tristi e patinate rappresentano ideali permanentemente frustranti e irraggiungibili per qualsiasi donna "reale", soprattutto se giovane, che non potrà che sentirsi costantemente inadeguata nonostante diete e propositi "salutisti" destinati, anche per questo, molto facilmente a fallire.
Recuperare il contatto con la realtà e la vitalità del proprio corpo è allora un punto di partenza imprescindibile per imparare ad amarlo e a valorizzarlo e per coronare con successo qualsiasi dieta che dovrebbe aiutarci a valorizzare e ad armonizzare il nostro corpo e non a "ridurlo" ad una stampella sotto i vestiti.
Autore: sadharma
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| Commenti |
paloma
E' vero Sadharma, è proprio triste vedere sfilare quelle ragazze anoressiche ed è altrettanto... |
zomuzco
Per me le forme abbondanti sono ancora sinonimo di bellezza femminilità etc, ma è vero che non... |
daredevil
Forse c'è un collegamento con la pornografia, ultimamente vanno di moda le cosiddette "lolite" e la... |
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