Chi non ha presente il personaggio di Bridget Jones che, dopo l'ennesima delusione d'amore, si ritrova immancabilmente in compagnia di tv, divano e una gigantesca coppa di gelato in cui annegare i propri dispiaceri? Come la tenera Bridget, sono in molte le donne in eterna lotta con la bilancia che, nonostante considerazioni razionali, diete e buoni propositi, si ritrovano improvvisamente a mandare tutto a monte riversandosi quasi in automatico su quegli stessi cibi zuccherosi e ipercalorici che avevano bandito per poi pentirsene e vergognarsene subito dopo. Infatti, pur senza vivere un rapporto francamente patologico con l'alimentazione, molto spesso non ci rendiamo conto di utilizzare il cibo come mezzo per reagire a stati emotivi negativi o disturbanti che non si riescono a gestire appropriatamente. Può essere per fronteggiare stress lavorativi, preoccupazioni finanziarie, delusioni sentimentali; si può smangiucchiare per noia o solitudine: torniamo a casa, non c'è nessuno ad attenderci e "in automatico" apriamo il frigo mentre con l'altra mano premiamo il pulsante del telecomando alla ricerca di una qualunque forma di "compagnia" che occupi e riempia un vuoto che non vogliamo sentire. In questo modo, però, rischiamo di creare e mantenere un circolo perverso utilizzando il cibo come fonte di compensazione per le proprie piccole e grandi insoddisfazioni e frustrazioni; questo finisce per rendere il mangiare una modalità di risposta automatica con cui evitare gli stati d'animo negativi connessi a qualunque situazione di stress e disagio impedendoci di gestirli ed affrontarli efficacemente.
Il risultato è paradossale: mangiare non è più una forma di appagamento e di piacere ma una forma di compensazione compulsiva che da un lato ci impedisce di gustare e di assaporare realmente ciò che mangiamo e dall'altro non fa che alimentare quegli stessi sentimenti di frustrazione e di colpa che volevamo sopire minando la nostra autostima e un sano rapporto con la nostra immagine corporea.
Il cibo può essere invece un "nutrimento" a tutto tondo per il ben-essere psico-fisico della nostra persona, fonte di sostegno, soddisfazione e anche occasione di convivialità, intimità e scambio con gli altri.
Ma per imparare a gustare realmente il sapore di ciò che mangiamo (e parallelamente a gestire in modi più opportuni le nostre emozioni) è indispensabile provare a fermarsi un attimo prima di cedere ciecamente a quello che ci sembra l'irresistibile impulso della "fame"; riflettere sui possibili episodi che possono averlo preceduto, se quello che stiamo per introdurre è un buon carburante o piuttosto un "veleno" e una violenza per il nostro corpo e, in ultimo ma non per importanza, se il "nutrimento" di cui in quel momento sentiamo il bisogno non sia da ricercare, piuttosto, in qualcos'altro.
Autore: sadharma
|
|
| Commenti |
aFiGoZ
Molto interessante e vero.
Fino a qualche tempo fa sfogavo lo stress e il nervosismo in questo... |
sadharma
A questo proposito segnalo un libro molto interessante e anche diveretente: "Sono infelice e... |
|
LEGGI TUTTI |
|
|
News di attualità
"Bio", Biologico,...
Da alcuni anni, ormai, i prodotti biologici...
Niente Paura: un...
La musica di Luciano Ligabue sarà tra i...
10 motivi per cui è...
La disoccupazione è un fenomeno sociale in...
Se Cogne finisce...
Cristina Comencini ci riprova. Dopo " Lo...
Dai Monty Python a...
Forse il suo inventore, Guido Van Rossum,...
|