Saremmo tentati di credere che la diffusione dei prodotti provenienti da agricoltura biologica sia dovuta ad una maggior consapevolezza ed etica del mercato e dei consumatori che opererebbero scelte sempre più favorevoli ai prodotti biologici, dichiarati leggeri e salutari dalle etichette color pastello che tanto evocano il famoso "ritorno alla natura" vagheggiato da una reclame di una nota marca di merendine (non propriamente bio) negli anni '80.
Ma perché ci affascina il "bio"? Perché anche senza avere intolleranze o necessità particolari finiamo per consumare yogurt di soia, cotolette di setan e altre diavolerie che avrebbero fatto impallidire le nostre nonne? Perché col carrello stracarico della solita spesa, magari nient'affatto salutista, arraffiamo quelle due o tre cose dagli scaffali "alternativi" (sapientemente posizionati alla fine del percorso del supermarket o inframezzati ai prodotti tradizionali)? E, ancora, perché se siamo a dieta non ci sentiremmo poi così in colpa a sgarrare con dei frollini se questi sono, in fin dei conti, super biologici e naturali come non mai (il burro anche bio è sempre burro in fondo)? E, soprattutto, perché se decidiamo di fare economia e dei tagli sulla spesa poi acquistiamo al supermercato la pasta di kamut, farro, mais e via dicendo che costa tranquillamente 2-3 volte di più della comunissima pasta di grano?
Molti di noi potranno essersi riconosciuti in comportamenti contraddittori come questi, spesso o solo talvolta, il fatto è che "bio è bello" molto spesso a prescindere dal dato di realtà.
Il cibo che scegliamo e che decidiamo di mangiare, infatti, soprattutto in una società come la nostra dove le possibilità di scelta alimentare sono pressoché illimitate, in qualche modo contribuisce a definire un'immagine che abbiamo di noi stessi, una nostra identità come consumatori e non solo.
Optare per un prodotto dichiarato "biologico" dall'etichetta può farci sentire in qualche modo dei consumatori "alternativi", controtendenza o "salutisti" mettendoci anche al riparo da sensi di colpa per i nostri "peccati di gola". Spesso infatti non rinunciamo a consumare determinate categorie di alimenti perché ritenuti insani o poco adatti alla nostra dieta (biscotti secchi, formaggi, sughi pronti per esempio) ma semplicemente li convertiamo nei corrispettivi prodotti provenienti dall' agricoltura biologica. Un bell'inganno per la mente non c'è che dire!
Autore: sadharma
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