BASTA. Questa è una dichiarazione di guerra agli accenti su "po'". La lingua italiana, lo ripetiamo da sempre, è una delle lingue più difficili del mondo, anche per gli italiani. Le elementari ci hanno tormentati, di particolarità sul modo di scrivere ne abbiamo fin troppe e tutti siamo caduti e cadiamo, per distrazione la maggior parte delle volte (io ad esempio, alla veneranda età di 22 anni, dimentico gli accenti sulle "è"), in questo caso davvero "chi è senza peccato scagli la prima pietra", eppure certe cose non si possono proprio vedere perché peccare è umano, ma perseverare è diabolico.
Nell'era di facebook, dei blog e dei social in generale siamo bersagliati da messaggi dalla grammatica improbabile, da foto artistiche di scarpe e tramonti a cui difficilmente corrisponde un altrettanto elegante descrizione e un "pò" malamente scritto mi fa dimenticare la sensibilità dell'autore facendomi vedere l'ignoranza. Se "po'" si scrive così c'è un motivo che le buone maestre non avranno mancato di spiegarci ma che gli anni ci hanno fatto dimenticare: apocope. Sul sito dell'Accademia della crusca Marco1971 scrive: "L'apocope (dal greco'apokopé', composto di'apó' "da" e'kopé' "taglio" - da'kóptein' "tagliare", di origine indeuropea) è il troncamento in fine di parola, che può interessare sia una sola vocale, sia un'intera sillaba" e quando succede, diceva la mia maestra, lascia la lacrimuccia. Siate sensibili con "po'", che viene da "poco", lasciate che pianga per la perdita della sua sillaba finale.
Autore: YukinoMiyazawa
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