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Le bugie: al cervello non piacciono
Che le bugie avessero le gambe corte lo sapevamo già, ma che fossero smascherabili con una risonanza magnetica, questo proprio non ce lo aspettavamo! Eppure è proprio così! Dimentichiamo la vecchia macchina della verità, quella che abbiamo visto più o meno sofisticata nei film, che si limitava a registrare battito cardiaco, pressione etc., cioè la risposta emotiva allo stress di dire una bugia e perciò ingannabile da freddi e abili mentitori. Oggi la bugia si scopre guardando direttamente cosa accade nel cervello. Grazie alla risonanza magnetica funzionale, oggi si è in grado di vedere, e quindi studiare, le aree cerebrali che si attivano mentre pensiamo, parliamo, guardiamo, ci muoviamo etc. Quando affermiamo qualcosa che crediamo vero vengono attivate alcune aree del cervello collegate alla memoria e alle emozioni gratificanti (corteccia parietale sinistra, nucleo caudato e uno dei gangli della base), si tratta quindi di un processo relativamente semplice di ripescaggio dell'informazione che naturalmente è associato a sensazioni positive. Al contrario, quando mentiamo sapendo di mentire, il processo si fa più complesso, l'attività del cervello più convulsa e si evidenzia il coinvolgimento di aree, come quella prefrontale destra, normalmente deputate al ragionamento e al problem solving. Ma non solo, mentre raccontiamo una bugia si attiva anche una zona cerebrale, l'insula anteriore, collegata alla percezione del dolore e del disgusto. Come dire è vero che mentiamo, ma questo sicuramente non ci fa piacere.