Sui benefici dell'ottimismo ci hanno detto tutto: diminuisce i problemi vascolari, aumenta la lunghezza della vita e lo stato di benessere generale. Pare che l'ottimismo dipenda da un fattore genetico: una condanna senza possibilità di riscatto per tutti i pessimisti? Durante uno studio condotto presso l'Università britannica di Essex, si è ipotizzato che "vedere il bicchiere mezzo pieno" possa derivare dall'allele variante lunga del gene 5-HTTLPR che trasporta la serotonina, il neurotrasmettitore coinvolto nella regolazione del nostro umore. L' esperimento, condotto su un centinaio di volontari, consisteva nella presentazione di immagini tra le quali, i soggetti testati, venivano invitati a sceglierne alcune. Si è così verificato che le persone che possedevano la variante lunga del gene 5-HTTLPR, tendevano a scegliere immagini positive, mentre i possessori dell'allele corto dello stesso gene le sceglievano in modo casuale. Da qui la conclusione riguardo all'influenza di questa variante genetica sulla visione positiva della vita. Questo gene è già comparso in molti studi dai quali è emerso che la sua variante corta influenza la timidezza, i disturbi d'ansia, la depressione e l'intestino irritabile. Quanto appena detto, tuttavia, non deve permettere che trascuriamo altri fattori che influiscono sull'umore di una persona e sulla sua visione della vita: l'ambiente in cui vive, gli affetti, la situazione sociale ed economica etc. Non vogliamo rischiare di ricondurre il nostro vivere ad un mero meccanismo biologico.
Autore: anto1714
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