Chi di noi non ricorda con dolcezza le dolci ninne nanne della mamma? E le filastrocche, le canzoni dello zecchino d'oro che cantavamo stonati alle scuole elementari? E che dire delle ore trascorse chiusi in camera, stesi sul letto, le cuffie sulle orecchie fermi a guardare il soffitto sognando? E la canzone della nostra prima storia d'amore? La musica ci accompagna per tutta la vita, emoziona, carica o, al contrario, placa, consola, fa sognare, colora un momento, riaccende un ricordo e tanto altro ancora. Ma qual è l'alchimia della musica? Tra i tanti studiosi che si sono occupati degli effetti della musica sul nostro cervello, il neurologo canadese Robert Zatorre, ha studiato quali sono le aree cerebrali attivate dall'ascolto della musica. Egli ha verificato che essa attiva aree quali la corteccia prefrontale e l'amigdala, implicate nella percezione di stati piacevoli come quelli provocati dal cibo, dal sesso e dalle droghe, e le aree talamiche deputate alle emozioni. Per queste ragioni la musica viene impiegata in campo riabilitativo, soprattutto nei soggetti con difficoltà di comunicazione, dove vengono sfruttate le possibilità di integrazione tra i due emisferi fornite dalla musica: essa viene percepita nell'emisfero destro (emisfero della creatività e delle emozioni) e decodificata dall'emisfero sinistro (nell'area di Wernicke, area del linguaggio). Grazie a questa opportunità di integrazione, la musica, in particolare la componente del ritmo, viene utilizzata nella riabilitazione di alcuni tipi di afasie. Ora che sappiamo quanto bene può fare la musica, ascoltiamola più volentieri!
Autore: anto1714
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