La figura del clown ha radici molto antiche provenienti addirittura dall'atellana latina, ovvero dalla farsa che ruota attorno all'incontro/scontro tra alcune figure maschili fisse dai caratteri ben definiti: il personaggio che irrompe sulla scena in modo più prepotente è il servo, deriso e imbrogliato (diversamente dal protagonista delle commedie di Plauto). La farsa trova ispirazione nella vita quotidiana, alimentata dal terreno fertile offerto dalle questioni famigliari: liti, imbrogli ed incomprensioni che divertono il pubblico. È così che l'atellana va lentamente a confondersi con un altro genere tipico del teatro latino: il mimo, a cui è legata anche la pantomima la cui origine sembra essere legata maggiormente alla tragedia latina. In entrambe le forme di spettacolo vi è una forte componente espressiva, tanto che gli attori - i mimi - devono interpretare il ruolo con il solo utilizzo del corpo e non della voce, alla quale pensa il coro. Ecco come in realtà il mimo, antenato del clown, non si appropria di testi scritti, ma utilizza come base per i suoi spettacoli dei canovacci sui quali modella e modifica di volta in volta il proprio numero. É questa una caratteristica che si riscontra, passando attraverso il lunghissimo periodo buio del Medioevo, alla tradizione della Commedia dell'Arte nella metà del 1500, le cui maschere - gli Zanni - sono i veri padri dei moderni pagliacci. Non a caso, in particolare nella tradizione circense, troviamo due tipi di clown: il Bianco e il Rosso (conosciuto meglio come l'Augusto); quest'ultimo deriva dalla maschera di Arlecchino (si presenta in scena con abiti fuori misura e scarpe giganti), mentre il Bianco prende spunto da quella di Pierrot (il suo costume tradizionale lo vuole vestito di bianco, col cappello a punta e la lacrimuccia nera). Il Bianco e l'Augusto sono due tipologie antitetiche, fisicamente e, talvolta, anche socialmente: l'uno è grasso, l'altro magro; l'uno è alto, l'altro basso; uno ricco, l'altro povero. Proprio grazie al contrasto così immediato di queste due figure si crea l'effetto comico della pagliacciata che consiste, in ambito circense, nella parodia del numero precedente o successivo: ecco così il clown giocoliere che non riesce a destreggiarsi in modo agile con le palline, il clown che cerca di addomesticare un gattino al posto del feroce leone e così via. È tuttavia importante sottolineare come, in realtà, la formazione artistica del clown debba essere trasversale: egli deve cioè conoscere in maniera abbastanza approfondita tutte le discipline circensi, altrimenti sarebbe impossibile parodiare qualcosa che non si conosce! La figura del pagliaccio poi è tra le più versatili del mondo dello spettacolo: nasce come maschera da circo, ma si è prestata molto spesso anche al teatro (nei nomi recenti di Dario Fo e Roberto Benigni) e al cinema (esempio su tutti, Charlie Chaplin nei panni di Charlot).
Autore: LaCarL
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